Fuori dal Quadro c’è una lunga statale e poi Huayacan, potrebbe essere simile all’altro quartiere, ma non lo è: potrebbe avere acqua, strade asfaltate, verde e giardini, ma non li ha. Ha un parco archeologico, una grande cittadella pre-inca: di cui quasi nessuno conosce l’esistenza. Un unico pensiero collettivo guida le braccia di tutti: spianare i fianchi del cerro, terrazzare per predisporre ad accogliere i nuovi settori degli insediamenti. Le elezioni vicine portano politici nelle zone più alte e qualche aiuto governativo per le donne che trasportano a mano i badili colmi di pietre. La vista è quella che dovette prospettarsi a Dante al suo ingresso nell’Inferno, una irta salita gialla di polvere, una miniera d’anime a cielo aperto, dove si scava e si costruisce e si lascia a mezzo la costruzione senza posa e senza scopo, se non quello della pura sopravvivenza. Poi ci entri dentro e l’occhio impara a distinguere, a ravvisare lì dove c’è appena una parete divisoria ed un fornello, la cucina: e così a riconoscere i volti, le fatiche, anche le speranze ed i progetti di queste vite che sembra non interessino proprio a nessuno, ancor meno a loro che le vivono. La frenesia di vivere è estrema, la minima distrazione micidiale. I pulmini che portano su e giù fanno a gara tra loro per arrivare prima alla fermata successiva, per strapparsi l’un l’altro i clienti, per aspettarli mentre raggiungono la statale dalle strade laterali, per caricarli su quasi di peso con le voci incalzanti dei “cobradores”. Su e giù, su e giù dalle zone più alte le motorette variopinte non conoscono regola di traffico od ostacolo del terreno scosceso. Sempre più in fretta a rincorrere la vita che qui dura poco e vale ancor meno. Il tempo va impiegato tutto come lo spazio del cerro che ospita case fin al confine con il cielo. Le scale d’accesso sono segnalate da lontano da colori azzurri o gialli, sopperiscono alla luce delle strade, perché non c’è illuminazione quassù né pubblica né privata. Solo qualche fornello a gas disegna un cerchio ristretto mentre riscalda la cena. Le case prefabbricate in legno lasciano penetrare il freddo nell’oscurità densa della notte. Non meraviglia che tanti preferiscano lavorare o restare per strada a riscaldarsi camminando piuttosto che tornare a quelle case!
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